I come insonnia

I come insonnia

Dopo molto tempo riprendo con l’alfabeto “Psicologico” siamo arrivati alla lettera I ed sta per INSONNIA. Secondo il dizionario di Psicologia di Galimberti per insonnia s’intende “la difficoltà di addormentarsi pur in uno stato di stanchezza e di bisogno fisiologico di sonno. (…) il termine viene adottato anche nei casi caratterizzati dalla sensazione soggettiva di un sonno insoddisfacente. L’insonnia, che si accompagna generalmente ad ansietà e spossatezza, può essere: a) occasionale in situazioni di elevata tensione emotiva, stress, cambiamenti di orari o di luoghi; b) primitiva o abituale frequente in soggetti apparentemente sani, ma che a un esame più approfondito rivelano componenti ansiose e accentuata irrequietezza; c) associata a malattie di natura organica o psichica; d) senile  tipica della vecchiaia” (Galimberti, 2006). In altri casi se l’insonnia è persistente può essere considerata anche un disturbo vero e proprio infatti ai disturbi del sonno è dedicato un intero capitolo del DSM – V, sigla DSM derivante dall’originario titolo dell’edizione statunitense Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, tradotto è Manuale  Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.

L’insonnia è la difficoltà di addormentarsi, lo svegliarsi più volte durante la notte non raggiungere mai uno stato di sonno profondo e quindi aver necessità durante la giornata di dormire e questo può portare ad un alterazione del ciclo sonno veglia portando a difficoltà lavorativo e di concentrazione.

Le cause dell’insonnia sono molte e diverse le più “semplici” sono: lo stress o eccessiva stanchezza fisica, l’abuso di alcool e caffeina ed alcuni farmaci, praticare attività sportiva la sera tardi porta ad innalzare l’adrenalina che causa un attivazione del corpo. Anche alcuni disturbi fisici sono causa di insonnia: riniti allergiche, disturbi gastrointestinali (reflusso), problemi endocrini, artrite e patologie osteoarticolari, asma, dolore, il Parkinson.

A livello psicologico l’insonnia può rappresentare una propria modalità di affrontare lo stress ed alcune problematiche o le relazioni stesse. Infatti l’insonnia può manifestarsi casualmente per poi diventare un vero e proprio circolo vizioso: non dormo vs ho timore di andare a letto vs pensiero ricorrente vs sono sveglio. Il timore di non dormire porta a non dormire realmente, provocando ansia e stress.

Quando si va a letto, nel silenzio e nella tranquillità, si spera, della sera, si abbassano le proprie difese psicologiche e ciò porta ad un ripensare ai comportamenti, ai discorsi, alle difficoltà della giornata si attiva un rimuginio di pensieri che può portare ad un attivazione mentale che fa si che ci sia un sonno agitato che duri poco. Il rimugini0 mentale, porta ad attivare in continuazione la mente, a non rilassarsi e quindi a non dormire oppure ad un sonno poco ristoratore.

In questi mesi di pandemia uno studio svolto in Cina da alcuni ricercatori tramite un sondaggio online che nonostante si avesse più tempo per riposare, per gestire meglio l’attività giornaliera i disturbi del sonno sono aumentati. Su 14.505  sondaggi circa 86% delle persone che ne soffrivano erano soccorritori in prima linea rispetto alle persone con altre occupazioni 77.2%. Questo studio ha riscontrato delle differenze nelle difficoltà con il sonno infatti il 74% delle persone affermano di avere problemi di sonno durante la prima settimana, 84,8% nella seconda settimana di isolamento ed il 65,2% dopo almeno due settimane. “Il fatto che i tassi siano stati particolarmente elevati tra gli operatori sanitari e che i problemi di sonno tendono a diminuire dopo due settimane di isolamento, suggerisce che il disagio psicologico causato dalla malattia è stato uno dei principali motori dei problemi del sonno.” Questi sono i dati riportati dal Quotidiano sanità.

Come ovviare all’insonnia? Intanto comprendere le cause di quale tipo sono (fisiche, psicologiche). Mai iniziare a far uso di farmaci o di prodotti omeopatici senza il parere di un esperto, si potrebbero ottenere effetti collaterali e comunque non risolvere l’insonnia. Se la difficoltà è lo stress ed il rimuginio mentale si potrebbero provare delle tecniche: utilizzo del Training Autogeno, è una tecnica di rilassamento molto semplice ideata da I. H. Schultz  all’inizio del 1900, molto facile da praticare, il rilassamento e l’addormentarsi è separato da una linea molto molto sottile; oppure la Mindfulness che è una pratica meditativa che nasce dal buddhismo, dallo zen dallo yoga alla fine degli anni ’70 da J. K. Zinn. Sia nel Training Autogeno che nella Mindfulness ci sono dei benefici psicologici legati al controllo della respirazione, alla consapevolezza del proprio corpo, al rallentare e lasciar correre i propri pensieri, accettare ciò che accade, non in modo inerme ma con la forza che non si può controllare e gestire tutto.

“Benedetto sia il sonno! Fa visita a tutti e cala come rugiada dal cielo tato sull’uomo libero quanto sullo schiavo”

( S. Nothup)

 

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