Gestalt

GESTALT

“Io non in questo mondo per vivere secondo le aspettative degli altri, e nemmeno credo che il mondo debba vivere secondo le mie” (F.S.P.)

 

La terapia della Gestalt (dove Gestalt in tedesco significa forma) che nacque agli inizi del XX secolo in Germania; ufficializzata da Fritz Perls e sua moglie Laura, negli anni quaranta a New York, come terapia che raccoglie e organizza le idee tradizionali della classica psicoterapia freudiana, junghiana e reichiana, nonché i principi della teoria del campo di Lewin e i contributi filosofici dell’esistenzialismo, della fenomenologia.

Il termine Gestalt è effettivamente tradotto in modo incompleto con forma, in tedesco si parla ad esempio della “gestalt di una vallata”, per sottolineare la configurazione di diversi elementi nel costituire un tutto armonico, che ha significato. La Gestalt, dunque, può essere considerata l’attitudine dello psichismo a legare tra loro dinamicamente gli elementi, costituendo un tutto significativo.

I principi fondamentali della terapia della Gestalt posso essere racchiusi in:

  • L’individuo e l’ambiente rappresentano un unico ecosistema interagente, che si autoregola e cresce in funzione di ogni elemento che ne fa parte; il disagio psicologico assume perciò un significato di adattamento creativo in risposta all’ambiente in cui si è sviluppato nel passato, ma che può non aver più la stessa utilità nella situazione presente.
  • L’approccio gestaltico considera importante l’intera esperienza di vita di una persona: fisica, psicologica, intellettuale, emotiva, relazionale e spirituale.
  • La terapia della Gestalt si occupa soprattutto di osservare e verificare la consapevolezza del processo dei pensieri, sentimenti e azioni di un individuo, prestando maggiore attenzione al “cosa” e al “come”, piuttosto che al “perché” di un’azione o di un comportamento. La consapevolezza del come qualcosa avviene, infatti, conduce più facilmente alla possibilità di compiere un cambiamento genuino e responsabile.
  • La relazione terapeutica rappresenta il laboratorio di ricerca ideale in cui un cliente può scoprire, osservare e integrare alcuni aspetti della sua personalità, sulla base dell’esperienza diretta con il terapeuta per il quale è più importante l’esperienza di un comportamento che l’interpretazione di questo.

Secondo la prospettiva gestaltica ogni rapporto e quindi anche il rapporto uomo-terapeuta non è costituito da parti singole e separate ma da una totalità che interagisce. Il movimento creato dall’incontro delle parti non causa conflitto anzi, tende a risolverlo grazie all’integrazione, alla crescita e all’acquisizione di una consapevolezza di sé… Una sorta di autoregolazione contro l’aggressività insita nell’uomo. Nel momento in cui si manifesta un disturbo psicologico, l’individuo perde la capacità di aprirsi e chiudersi in modo armonico ed equilibrato verso l’esterno. Ne consegue uno squilibrio di valutazione, una perdita di consapevolezza e autostima, un disagio che deve essere riportato a galla con l’aiuto del terapeuta, allo scopo di recuperare la naturale spontaneità dell’uomo verso l’ambiente.

 

Nella Psicoterapia della Gestalt la cura risiede nel recupero delle relazioni verso l’esterno attraverso un’interazione paziente-terapeuta basato non su una comprensione emotiva o un controllo momentaneo del disagio ma su una pratica che consenta autonomamente al paziente di ritornare ad una sana relazione verso l’ambiente che gli ha creato il disagio.

 

La psicoterapia della Gestalt utilizza delle tecniche ben precise per far il paziente nelle  sue consapevolezze della sono:

  • la tecnica della consapevolezza, il terapeuta deve porre al paziente 5 quesiti: “cosa fa”, “cosa sente”, “cosa vuole”, “cosa evita”, “cosa si aspetta”. Da queste domande scaturiranno delle risposte da cui il medico potrà partire per cercare di aiutare il suo paziente non con consigli pre-confezionati ma facendogli ritrovare la fiducia e metterlo nelle condizioni di agire in autonomia e trovare la soluzione più adatta alle sue esigenze;
  • la tecnica della poltrona vuota consiste nel far proiettare all’esterno il paziente e farlo parlare, alla sua proiezione, del sentimento o della situazione che gli ha creato il disagio. In questo modo si crea una sorta di rappresentazione teatrale delle sensazioni più intime;
  • dar voce alle polarità opposte”, una tecnica che consiste nel comportarsi in modo contrario a ciò che ci viene naturale. Un metodo che sarebbe utile nel recuperare gli aspetti più repressi della personalità che secondo Perls coesistono sempre insieme a tutti gli altri;
  • il lavoro sul sogno il cui racconto e la relativa interpretazione viene riservata esclusivamente all’autore del sogno. Solo lui è in grado di valutarlo nel rapporto con il suo presente e solo lui può collegarlo a sentimenti ed emozioni personali. Lo scopo è, secondo Perls, il tentativo di riappropriarsi delle parti di sé più nascoste e inesplorate che il sogno ha fatto riemergere. Secondo la Psicoterapia della Gestalt il sogno ha l’obiettivo di ristabilire un contatto tra l’uomo e le sue parti inconsce non accettate e rifiutate a priori.

A seguito delle persecuzioni naziste, Perls si trasferì prima in Sud Africa poi a New York, dove nel 1952 fonda il Gestalt Institute of New York.

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