Psicologia, Sport e Disabilità (2°parte)

Psicologia, Sport e Disabilità (2°parte)

Come dicevano nella prima parte dell’articolo, lo sport e la psicoterapia sono un buon sostegno a coloro che hanno subito delle menomazioni, vivono una situazione di handicap fisico, devo abituarsi ed accettare la loro nuova condizione. In accordo con il collega Matteo Simone riportiamo di seguito le psicoterapie che secondo noi possono avere più successo con questa tipologia di persone.

Come emerge dalle diverse ricerche e studi svolti un percorso di psicoterapia può aiutare la persona disabile e le persone vicine ad accettare la nuova condizione. Con Matteo ci siamo focalizzati in modo particolare su tre tipi di approccio: la Psicologia Positiva in particolare sugli studi svolti da Tedeschi e Calhoun nel 2004, sull’Analisi Transazionale e sulla Gestalt.

Nella psicologi Positiva Tedeschi e Calhoun 2004 considerano lo stress e la malattia come elementi che fanno parte della vita, i momenti critici possono rappresentare un potenziale di sviluppo positivo e non solo un rischio per lo stato del benessere. Secondo gli autori lo stress e la malattia sono momenti di crescita infatti la crescita post traumatica porta ad un cambiamento psicologico positivo come risultato di una lotta contro circostanze di vita altamente impegnative e sfidanti. Infatti “l’evento traumatico, come un terremoto, sconvolge e modifica le strutture schematiche che guidano i processi di apprendimento e le capacità di prendere decisioni”; questo cambiamento che si attua nella persona porta all’attuazione delle risorse che non si conoscevano, il modo di comprendere il mondo.

Secondo l’Analisi Transazionale, la personalità è composta da tre Stadi (Genitore, Adulto e Bambino), quando l’energia passa in modo fluido da uno all’altro la persona ha una vita serena, normale se l’energia viene bloccata in uno dei tre Stati la persona ha qualche difficoltà. Nella persona con disabilità si attua un dialogo interno tra stadi, in modo particolare tra Stato dell’Io Bambino e Stato dell’Io Genitore.

 

Il secondo, nel dialogo interno, allo Stato dell’Io Bambino dice “non puoi praticare sport, non puoi uscire di casa da solo,….” Una serie di pregiudizi che fanno si che la persona con disabilità si limiti a tal punto da non stare più da solo, a crearsi un minimo di autonomia nella nuova condizione. La psicoterapia, in modo particolare l’analisi transazionale fa si che si riattivi il Bambino, che è quello stato che da gioia nello svolgere attività spensierate come praticare sport.

 

La Gestalt lavora in ambito sportivo con l’atleta disabile con un lavoro di attenzione e consapevolezza sul proprio essere, sulle proprie sensazioni corporee, sull’emozione, sui bisogni e sull’esperienza, sulle risorse residue, sulle capacità/abilità residue. La Gestalt con dei lavori specifici pone l’attenzione nel qui ed

ora , sul cosa c’è ora, cosa sono ora, cosa voglio ora, su come posso ottenere quello che voglio.

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