La psicologia dello Sport: wellness e riabilitazione (1°parte)

La psicologia dello Sport: wellness e riabilitazione (1°parte)

“…un giocatore lo vedi dal coraggio…dall’altruismo… dalla fantasia” (Francesco De Gregori)

L’immagine di Nino, che nella canzone “La lega calcistica del ‘68”, su un brullo campetto di periferia “sa” che il suo allenatore “sembrava contento”, “mette il cuore dentro alle scarpe” e segna il suo goal è l’introduzione ideale alla Psicologia dello Sport e alle grandi potenzialità che può offrire questa disciplina per favorire benessere nei singoli atleti, relazioni costruttive nei contesti in cui si pratica e nelle organizzazioni che gestiscono le attività sportive.

Perché rivolgersi ad uno psicologo dello sport?

Si chiederà un atleta, allenatore, un dirigente di una società sportiva, un coordinatore di una palestra, un medico sportivo,un fisioterapista, un genitore. La domanda è lecita, ciascuna di queste figure possiede la competenza necessaria per condurre un allenamento, coordinare una squadra, una società, una palestra, guarire un trauma.

Chi si occupa di sport e in primis lo stesso atleta- che sia dilettante o professionista- riconosce l’importanza di alcuni aspetti che influenzano la pratica sportiva: l’ansia da prestazione, la paura di sbagliare, il non sentirsi all’altezza, l’impegnarsi ma senza riuscire ad ottenere risultati, l’andare in palestra “per dimagrire” e vedere falliti i propri sforzi,oppure l’andarci per colmare con un super-allenamento un insostenibile sentimento di inferiorità, la frustrazione dopo una sconfitta, le incomprensioni con l’allenatore o con il trainer, la competizione con gli altri atleti, la difficoltà nel gestire un’organizzazione sportiva o una palestra, i problemi di recupero dopo un trauma anche al di là della riabilitazione fisica.

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Lo psicologo dello sport interviene non per sostituire l’allenatore, il trainer, il dirigente, ma è un valore aggiunto che può collaborare nel risolvere problemi che spesso possono portare malessere, abbandono dell’attività sportiva, trionfalismi eccessivi o al contrario svalutazione di sé, conflitti all’interno delle organizzazioni.

 

 

 

 

Aree d’intervento

  1. Area evolutiva: rivolta ai giovani e ai giovanissimi.
  2. Area della terza età: dedicata ai non più giovani.
  3. Area della riabilitazione, indicata per chi vive un infortunio.
  4. Area dell’agonismo e Top Level: per gli atleti agonisti, per fornire consulenza al singolo e alla squadra per l’ottimizzazione delle risorse.
  5. Area Wellness: per chi vuole mantenere una vita sana includendo nelle sue attività anche lo sport.
  6. Area organizzazione: per federazioni, società, enti al fine di promuovere e diffondere il benessere anche sul luogo di lavoro.

Sono dunque molteplici le aeree d’intervento e un lavoro congiunto con lo psicologo dello sport costituisce un’opportunità di sviluppo sia per l’individuo che per le organizzazioni sportive, le palestre, i centri di fisioterapia o di medicina sportiva: il singolo atleta avrebbe  la possibilità di acquisire competenze spendibili ben al di là della pratica strettamente sportiva, le organizzazioni sportive e le palestre potrebbero estendere il loro operato coniugando il benessere fisico e mentale, la medicina riabilitativa vedrebbe recuperi più rapidi.

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